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I telephone club
Un'altra particolarità del fenomeno è l'uso frequente dei
telefoni cellulari per facilitare l'incontro tra le parti. Nel 2002
l'83,1% degli studenti delle superiori ne possedeva uno, mentre il
dato scende al 23,1% nelle scuole medie(2). Nell'agosto 1997, Tokyo aveva introdotto
leggi per contrastare uno dei principali luoghi dove avviene enjo
kousai, i telephone club. I "terekura" sono piccoli locali, oltre un
migliaio nella sola Tokyo, dotati di un centralino e loculi
riservati, per accedere ai quali si pagano circa 100 yen al minuto,
dove uomini di mezza età attendono la chiamata di una "burusera"
(blue sailor, camicetta blu), una studentessa. Per evitare
problemi con le autorità, i gestori ricorrono a una serie di
trucchi. Nessun terekura ha rapporti diretti con le ragazze. I
gestori del locale guadagnano solo dall'affitto dei loculi e dal
costo delle telefonate: le ragazze, infatti, chiamano dal loro
cellulare un numero verde, il cui costo viene addebitato al cliente
che accetta la telefonata. La clientela è avvertita, con cartelloni
e scritte situate dappertutto all'interno dei locali, che la
prostituzione è vietata, e, a voce, che se le "burusera" fanno il
minimo accenno a un compenso si deve immediatamente
riattaccare. Di fatto, le cose vanno diversamente. Le ragazze
chiamano, ci si dà un appuntamento e poi si va dal tradizionale e
innocentissimo enjo kousai, l'intrattenimento gastronomico-culturale
da sempre molto diffuso in Giappone (oggi mantenere un'amante costa
troppo, più facile invitare a cena una ragazzina), alla passeggiata
romantica, alla prestazione concordata dopo lunghe contrattazioni,
alle vere e proprie relazioni che a volte si concludono in tragedia.
Un vecchio industriale, morto suicida, ha lasciato un diario nel
quale annotava ogni appuntamento, ogni regalino, ogni prestazione.
In lista aveva una decina di ragazzine, tutte minorenni. Ciò che
più preoccupa educatori e sociologi è la leggerezza, l'assenza
assoluta di valori morali che il fenomeno denuncia. "Che c'è di
male?" è la risposta, sconcertante, che una ragazzina su tre ha dato
durante un'inchiesta sui terekura condotta da un importante network
televisivo. Secondo Kamata Satoshi, giornalista e scrittore, è
colpa di "un sistema scolastico che dietro la facciata dei numeri
nasconde una realtà drammatica: suicidi, violenze, assenza di
principi morali. Paradossalmente però, le vere vittime dei terekura
non sono le ragazze, ma i loro clienti. Pensano di incontrare delle
timide scolare e si ritrovano di fronte a consumate professioniste,
capaci di perfidi ricatti". Conferma un commissario di polizia:
"Spesso ci troviamo di fronte a veri e propri casi di estorsione. I
clienti, quelli che si ritrovano incastrati dalle scolarette sempre
più esigenti e minacciose, cominciano a ricorrere alla violenza". In
un albergo a ore di Nagoya, una ragazzina è stata accoltellata a
morte da un funzionario di banca che poi ha confessato: "La prima
volta l'ha fatto gratis, diceva che le piacevo, poi ha cominciato a
chiedere piccoli regalini, fino a pretendere oltre 100.000 yen per
una prestazione. Quando ha minacciato di dire tutto alla mia
famiglia, ho perso la testa."
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