Home > Enjo kousai > Qualche dato statistico

 

Generale

 

Introduzione

Anime e manga

Generi

Glossario

Censura

Mangaka

 

il giappone

 

Informazioni generali

Presentazione

Bonsai

Cosplay

Enjo Kousai

Sport

 

la cucina giapponese

 

Introduzione

Ingredienti

Ricette

 

Rubriche

 

Encicartoons

Anime

Lista episodi

Sigle TV

Action figure e modellini

Link

 

Serie TV

 

Harlock

Witch

Nadia

Goldrake

Laputa

Dragon Ball

Trider G7

Saint Seya

Transformers

One Piece

Qualche dato statistico


Un libro bianco della polizia afferma che nel 1995 5.481 ragazze tra i 14 e 19 anni sono state sottoposte a controllo per problemi riguardanti la prostituzione e altri comportamenti sessuali indecenti. Ciò rappresenta un aumento del 16% rispetto all'anno precedente. Solo a Tokyo, la polizia nel 1996 ha fermato e denunciato oltre 1.300 studentesse tra i 14 e i 18 anni, un impressionante aumento di oltre il 50% rispetto al 1995.
Riguardo ai motivi, il rapporto mette al primo posto il "desiderio di spendere denaro" (39%), seguito dalla "curiosità" (34%).
Secondo una ricerca del governo metropolitano di Tokyo svoltasi nel 1996 su un campione di 110 scuole, il 3,5% delle studentesse delle medie e il 4,4% delle studentesse delle superiori ha avuto una qualche esperienza di enjo kousai.
Una seconda ricerca svolta nel 1997 dal Benesse Education Institute sulle scuole superiori delle prefetture di Tokyo e Saitama, mostra dati simili: il 3,8% delle ragazze del secondo anno hanno praticato enjo kousai più di una volta; per quelle del terzo anno, il dato sale al 5,1%. Dai questionari emerge che le ragazze non pensano ad enjo kousai come prostituzione se non c'è di mezzo del sesso. Inoltre, mentre alla richiesta di una cena soltanto il 43,4% direbbe subito di no, di fronte alla richiesta di una prestazione sessuale il dato sale all'85,5%.
Nell'aprile 1998 sono stati resi noti i risultati di uno studio del 1997 promosso da Matsuda Mizuho, direttrice dell'Asian Women's Fund, e condotto su un campione di 960 studentesse delle superiori da Mamoru Fukutomi, professore di psicologia della Tokyo Gakugei Daigaku. Delle 600 ragazze che hanno risposto, il 5% ha praticato enjo kousai, il 2,3% ha fatto del sesso con i clienti. Le ragazze più disposte verso questo comportamento sono quelle che si lasciano influenzare dalle conversazioni con le amiche e che sono meno attaccate alla propria famiglia. Sebbene l'88% delle ragazze si senta a disagio all'idea di fare del sesso per denaro in prima persona, solo il 46% si è opposto all'idea che siano altri a farlo. Le studentesse con una consapevolezza maggiore della parità dei sessi sono meno disposte a praticare enjo kousai: portare avanti questo principio potrebbe essere una strada per diminuire il fenomeno. Le motivazioni che le hanno spinte a farlo sono state: il denaro, il suggerimento di un uomo, il fatto che non si causava dolore a nessuno, il divertimento, il fatto di poter smettere quando si vuole, la mancanza di stimoli, la solitudine, la voglia di sesso, la voglia di sfogarsi, la paura di diventare vecchie, il pensare che essere studentesse sia un qualcosa di speciale. Dopo averlo fatto, i sentimenti erano: pentimento, disgusto per gli uomini, impossibilità di raccontare il fatto a qualcuno, preoccupazione per gravidanze e malattie, vergogna verso i genitori, impossibilità di tornare ad una vita normale. Poche comunque hanno dimostrato, prima e dopo, indifferenza.
Il numero di persone impegnato in tale attività sembra comunque inferiore a quanto sbandierato dai mezzi di informazione. Tuttavia il paese è allarmato da questo fenomeno. A Tokyo, nel 1988 il governo metropolitano aveva ritenuto inutile emanare una legge restrittiva, chiedendo invece un maggiore impegno sull'educazione. Si era tentato di usare la persuasione morale invece di combattere legalmente il fenomeno. Ma senza una legge, la capitale era diventata la meta degli uomini ossessionati dal complesso di Lolita(1). Per anni, gruppi di cittadini hanno chiesto a gran voce leggi che vietassero questo commercio del sesso.
Finalmente, il 16 dicembre 1997 è entrata in vigore a Tokyo la nuova legge contro la prostituzione minorile. Ora, a coloro che hanno rapporti con minori di 18 anni in cambio di denaro o regali può essere comminato fino ad un anno di prigione e multe fino a 500.000 yen. Le pene si applicano anche a terzi che organizzano gli incontri.
Tokyo arriva quasi ultima tra i distretti metropolitani. La prefettura più severa ha stabilito una multa fino ad un milione di yen e fino a due anni di carcere, mentre la più indulgente ha solo una multa fino a 300.000 yen. Ci si chiede, però, se questo possa bastare a risollevare la moralità sessuale degli adolescenti. L'unica prefettura che non ha ancora emanato delle norme punitive è Nagano, poiché considera inutili tali provvedimenti, mentre cerca invece di stimolare i genitori a migliorare il loro impegno educativo a casa.
In effetti, pochi pensano che questi provvedimenti potranno migliorare la situazione. Si fa strada l'idea che il consumismo, il conformismo e la mancanza di moralità non siano solo un problema di queste ragazze, ma pervadano l'intera società.